Cena di solidarietà e convivialità.

AGGIORNAMENTO! Apprendiamo con felicità che sono stati scarcerati e messi agli arresti domiciliari.

Sono ancora in carcere accusati di sequestro di persona cinque delle decine di “ospiti” della Casa a Colori, che lo scorso sette gennaio hanno espresso la loro rabbia contro questa organizzazione della cosiddetta accoglienza, che li vede da quasi due anni prigionieri di strutture che non danno loro la possibilità di determinarsi, dopo essere stati espulsi o essere fuggiti dalla Libia a causa della guerra scatenata dalle potenze occidentali tra cui l’italia che è tornata a bombardare la libia 100 anni dopo la prima invasione coloniale.

Assieme agli altri rifugiati o richiedenti asilo provenienti dalla Libia, ma originari di altri paesi africani, con cui abbiamo organizzato alcune iniziative nelle ultime settimane, vogliamo esprimere la nostra solidarietà nei confronti degli incarcerati e avere alcuni momenti di discussione, riguardo al futuro di tutti. Il 28 febbraio infatti finisce il progetto di accoglienza che avrebbe dovuto fornire gli strumenti per l’emancipazione dei giovani lavoratori provenienti dalla libia e che invece li ha costretti ad anni di apatia ed elemosina. Le istituzioni in un ultimo tentativo di stravolgere la realtà e levarsi un problema che può diventare ingestibile, cercano di dividere i rifugiati offrendogli una miseria perché se ne vadano all’estero raccontando panzane sulle possibilità di lavoro. Mantenere l’unità costruitasi in questi mesi e rilanciare pratiche in cui gli immigrati siano protagonisti e padroni delle proprie esistenze è una necessità per tutti, italiani o immigrati, e le lotte degli ultimi mesi nella logistica ci hanno insegnato che è anche possibile.

5 persone sono ancora in carcere per essersi ribellate a condizioni terribili di impotenza

Ribellarsi alle condizioni in cui questo sistema ci costringe sarà sempre giusto.

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